Negli ultimi anni il termine fuffaguru si è diffuso per descrivere quei presunti esperti di marketing online, finanza o crescita personale che promettono risultati straordinari in tempi record, spesso in cambio di corsi, consulenze o programmi dal costo elevato.
Dietro un’immagine costruita ad arte sui social media – fatta di auto di lusso, viaggi esotici e testimonianze selezionate – si cela spesso un modello di business basato su promesse irrealistiche, contratti poco chiari e clausole che tutelano quasi esclusivamente il venditore.
Il fenomeno è ormai globale e in Italia ha attirato l’attenzione dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM), che in più occasioni ha sanzionato pratiche commerciali scorrette e pubblicità ingannevoli. Alcuni di questi operatori utilizzano società registrate all’estero, in giurisdizioni come Dubai o stati particolari degli USA, aumentando le difficoltà di chi vuole far valere i propri diritti.
Il loro pubblico di riferimento è ampio:
- Persone in cerca di un cambiamento lavorativo o economico che, spinte da urgenza o necessità, investono in corsi e mentorship senza reale verifica del contenuto.
- Piccole imprese, professionisti e start-up attratti da pacchetti di marketing “chiavi in mano” o promesse di crescita rapida, ma che si ritrovano con servizi standardizzati e KPI difficili da verificare.
Attraverso social ads, video brevi, webinar “gratuiti” e funnel di vendita aggressivi, i fuffaguru sfruttano FOMO e asimmetrie informative per convincere all’acquisto. La rete di affiliati e testimonial amplifica la loro visibilità, abbassando la soglia d’ingresso per nuovi “guru” che appaiono e scompaiono in tempi rapidi.
In questo articolo vedremo come operano i fuffaguru, quali contratti propongono e quali segnali d’allarme possono aiutare a riconoscerli in anticipo, oltre alle strategie legali e agli strumenti messi a disposizione dall’AGCM per tutelarsi.
2. Dietro le quinte: società estere e strutture elusive
Molti fuffaguru non operano tramite una società registrata in Italia, ma preferiscono costituire entità giuridiche all’estero. Questa scelta non è casuale: in alcuni casi è legittima, in altri può nascondere finalità elusive, soprattutto quando l’obiettivo è rendere più difficile l’azione legale o ridurre la tassazione in maniera artificiosa.
2.1 Perché scelgono giurisdizioni come Dubai o stati particolari USA
Le destinazioni preferite includono Dubai (Emirati Arabi Uniti), il Delaware o altri stati americani a fiscalità agevolata, oltre a piccoli stati caraibici. I motivi principali sono:
- Regimi fiscali favorevoli o assenza di tassazione su determinati redditi
- Maggiore anonimato sulla titolarità delle quote societarie
- Minori obblighi di trasparenza e rendicontazione
- Maggiori difficoltà per le autorità italiane nell’ottenere documenti e informazioni
2.2 Cos’è l’esterovestizione e perché è un rischio (anche per loro)
L’esterovestizione si verifica quando una società è formalmente registrata all’estero, ma in realtà gestita e amministrata dall’Italia.
Il TUIR prevede una presunzione di residenza fiscale in Italia se ricorrono determinate condizioni, salvo prova contraria fornita dalla società.
Perché si configuri l’esterovestizione devono coesistere due elementi:
- Natura fittizia della localizzazione estera – le decisioni strategiche e l’attività d’impresa sono prese e svolte in Italia.
- Indebito risparmio d’imposta – il trasferimento all’estero serve solo ad abbattere o azzerare la tassazione italiana.
Sono soggette a questa presunzione le società estere che:
- controllano o sono controllate da società residenti in Italia, direttamente o indirettamente
- sono amministrate in prevalenza da soggetti residenti in Italia
- hanno patrimonio investito in misura prevalente in attività legate al territorio italiano
In caso di accertamento, le conseguenze possono essere:
- recupero a tassazione dei redditi
- sanzioni per evasione fiscale
- possibili responsabilità penali per gli amministratori
Questo significa che, in certe circostanze, il fornitore “estero” potrebbe non essere così irraggiungibile come vuole far credere.
Tuttavia, quando un contratto è stipulato con una società estera:
- La giurisdizione competente potrebbe non essere quella italiana
- Le spese legali per agire in un altro Paese sono molto più elevate
- Notificare atti o ottenere l’esecuzione di un provvedimento può essere complesso e lento
La combinazione “società estera + clausole contrattuali sbilanciate” rende la tutela del cliente particolarmente difficile, soprattutto se parliamo di importi non elevati o di servizi digitali intangibili.
3. I contratti dei fuffaguru: clausole e trappole
I contratti utilizzati dai fuffaguru possono essere stipulati sia da consumatori sia da professionisti. In entrambi i casi, sono spesso costruiti per limitare la possibilità di recesso, rendere difficile la contestazione e trasferire ogni rischio al cliente.
3.1 Contratti scritti in modo vago e generico
Molti documenti omettono di definire con precisione:
- obiettivi concreti o indicatori di performance (KPI);
- tempistiche di consegna;
- modalità e standard di erogazione.
Questa vaghezza impedisce di verificare se il fornitore abbia realmente adempiuto, lasciandogli ampio margine per giustificare qualsiasi risultato.
3.2 Penali sproporzionate
Clausole che impongono il pagamento di penali elevate in caso di recesso anticipato, talvolta superiori al valore residuo del servizio, sono molto comuni. In ambito consumer, tali penali possono essere considerate vessatorie ai sensi del Codice del Consumo e quindi nulle.
3.3 Clausole vessatorie
Nei contratti analizzati ricorrono spesso:
- Foro esclusivo estero (che obbliga a litigare in giurisdizioni lontane, scoraggiando azioni legali);
- rinuncia preventiva a diritti di recesso previsti dalla legge;
- esclusione o limitazione quasi totale della responsabilità del fornitore;
- facoltà unilaterale di modificare le condizioni contrattuali senza preavviso.
Molte di queste clausole, se imposte a un consumatore senza negoziazione individuale, sono considerate vessatorie e quindi nulle di diritto.
4. Il ruolo dell’AGCM e i casi reali
L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) è l’ente incaricato di vigilare sulle pratiche commerciali scorrette e sulla pubblicità ingannevole, con il potere di sanzionare operatori e influencer che diffondono contenuti ingannevoli o omettono informazioni rilevanti.
4.1 Indagini e sanzioni a fuffaguru noti
Nel giugno 2025 l’AGCM ha concluso un’importante serie di istruttorie nei confronti di alcuni noti influencer del settore “guadagni online”:
- Luca De Stefani (alias Big Luca): sanzionato per 60.000 euro per due pratiche scorrette, tra cui la promozione di guadagni facili e sicuri senza alcuna indicazione di “advertisement” e la vantata popolarità basata anche su follower non autentici e testimonianze non verificabili.
- Michele Leka: sanzionato per 5.000 euro per aver diffuso su TikTok contenuti che promettevano risultati economici significativi senza evidenziare la natura pubblicitaria e senza fornire informazioni rilevanti, come i costi effettivi.
Altri quattro influencer – Luca Marani, Alessandro Berton, Hamza Mourai e Davide Caiazzo – hanno chiuso i procedimenti con impegni formali, tra cui:
- rimuovere espressioni che enfatizzano guadagni facili o senza rischi;
- inserire disclaimer pubblicitari chiari;
- eliminare follower non autentici;
- adeguare la compliance dell’attività alla normativa consumeristica.
4.2 I criteri dell’AGCM nella valutazione delle pratiche
L’Autorità, nel valutare la scorrettezza, ha evidenziato:
- Inganno informativo: omissione della natura pubblicitaria e mancata indicazione di elementi essenziali come costi e condizioni.
- Promesse ingiustificate: affermazioni enfatiche di successo economico senza prove verificabili.
- Creazione di falsa popolarità: uso di follower non autentici e recensioni esclusivamente positive.
- Assenza di trasparenza: mancanza di avvisi o disclaimer nei contenuti sponsorizzati.
Questi interventi fanno parte di una strategia più ampia dell’AGCM per garantire trasparenza nell’influencer marketing, già avviata nel gennaio 2025 con azioni di moral suasion nei confronti di altri noti personaggi pubblici.
5. Checklist anti-fuffaguru: 10 controlli da fare subito
Sul sito e sulla presenza online
- Trasparenza societaria – Verifica se sul sito sono indicati chiaramente ragione sociale, sede legale, partita IVA e contatti reali.
- Sede estera sospetta – Controlla se la società è registrata in giurisdizioni “comode” (es. alcuni stati USA, Dubai) e se di fatto opera dall’Italia.
- Chiarezza dell’offerta – Valuta se i servizi o corsi sono descritti in modo specifico o se si limitano a promesse vaghe di guadagni rapidi.
- Testimonianze verificabili – Diffida di recensioni senza nomi reali, senza dati concreti o con immagini stock.
- Trasparenza pubblicitaria – Controlla la presenza di diciture come “Pubblicità” o “Adv” nei contenuti promozionali; la loro assenza è un segnale negativo.
Nel contratto
- Obiettivi e KPI – Accertati che siano definiti risultati attesi, tempi e modalità di erogazione, evitando clausole che non garantiscono nulla di misurabile.
- Clausole vessatorie – Fai attenzione a penali sproporzionate, rinuncia a diritti di recesso, foro esclusivo estero e possibilità di modifiche unilaterali.
- Politiche di recesso e rimborso – Leggi con attenzione i termini: recesso vietato o costi eccessivi per esercitarlo sono campanelli d’allarme.
- Limitazioni di responsabilità – Controlla se il contratto esclude ogni responsabilità, anche per inadempimento totale.
- Pagamenti – Diffida di richieste di pagamento anticipato integrale senza garanzie, e prediligi metodi tracciabili che consentano contestazioni.
6. Risorse utili
Per verificare la credibilità di un presunto “guru” e approfondire aspetti legali o fiscali, è fondamentale sapere dove cercare informazioni attendibili. Ecco alcuni siti e strumenti che possono aiutarti a fare controlli rapidi e segnalare eventuali abusi.
- Registro Imprese – Per verificare dati societari e sede legale in Italia.
- Whois Domain – Per controllare la registrazione e l’hosting di un sito web.
- Fufflix.it – Archivio e segnalazioni su fuffaguru, corsi e truffe online.
- AGCM – Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato – Segnalazioni di pratiche commerciali scorrette e consultazione dei provvedimenti.
Conclusioni
I fuffaguru prosperano sfruttando asimmetrie informative, contratti scritti male e marketing aggressivo. Spesso giocano sulla leva emotiva della paura di perdere un’opportunità, promettendo guadagni rapidi e sicuri senza fornire prove concrete. La loro strategia può essere raffinata, ma i segnali d’allarme sono sempre presenti per chi sa riconoscerli.
Conoscere red flag, verificare attentamente sito e contratto, e agire preventivamente con l’assistenza di un legale sono passi essenziali per evitare di cadere vittima di queste pratiche. Allo stesso tempo, segnalare comportamenti scorretti all’AGCM contribuisce a tutelare non solo se stessi, ma anche altri consumatori e professionisti.
In un mercato digitale sempre più affollato, la vera arma contro la fuffa è la trasparenza: pretendere chiarezza, dati verificabili e contratti equilibrati è un diritto di chi acquista, e un dovere di chi vende.
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